“L’APERTURA VERSO L’ALTRO FAVORISCE LA CONOSCENZA E LA FIDUCIA” (Chiara Lubich)

Un giorno, mentre passavo in una via del mio paese, notai dei ragazzi di colore seduti nei gradini di un’abitazione. Mi fermai e cercai di comunicare ma mi resi conto che la comunicazione fra noi era difficile.

La loro lingua era l’inglese per alcuni e l’arabo per alcuni altri. Vista la difficoltà di comunicazione, qualcuno di loro entrò dentro casa e fece uscire un altro loro amico. Questo parlava un po’ l’italiano, fu cosi che iniziò una timida amicizia fra noi.

All’indomani ripassai per quella via e li ritrovai di nuovo seduti e annoiati nei gradini dell’entrata della casa in cui erano statti alloggiati.

Mi rifermai e chiesi loro se sapevano giocare a basket e mi risposero di si. Il mio obbiettivo era ed è quello di organizzare una partita di basket nella piazza del paese per iniziare a farli conoscere ai miei concittadini, socializzare con i loro coetanei locali e toglierli dalla noia che gli attanagliava. Mi son messo in comunicazione con la società locale di basket  e ho chiesto la loro disponibilità e collaborazione per organizzare l’evento sportivo.

Mi sembrava comunque che non stavo facendo abbastanza per loro, decisi così di passare a cose ancora più concrete e immediate.

In quei giorni il mio paese era sotto una cappa di caldo, pensai, quindi, di portar loro dei gelati, mi ringraziarono e la nostra amicizia si consolidava sempre di più.

Ora vado a trovarli tutti i giorni, comunico spesso con l’aiuto del traduttore google ma ho anche scoperto che alcuni di loro parlano il francese con il quale me la cavo un po’ di più.

Nei dopo cena i ragazzi vanno in giro nel paese alla ricerca di Wi.Fi liberi per comunicare, tramite facebook, con il loro famigliari.

Io prima di andare a letto, sapendo i punti dove di solito trovano segnali Wi-Fi liberi, vado a scambiare quattro chiacchiere e do loro la buona notte.

Una sera, mentre di solito a quell’ora stavano preparandosi la cena, li trovo seduti fuori della loro abitazione tristi e avviliti. La questione era seria, avevano finito le scorte alimentari e avevano fame.

La tecnologia mi è venuta di nuovo in aiuto. Chiesi subito aiuto, tramite facebook – twitter e whatsapp, agli amici che ho in questi social. Dopo qualche minuto, sono iniziati a pervenire aiuti concreti per la cena dei ragazzi.

Dopo qualche giorno ho notato che i ragazzi, nonostante la temperatura si fosse abbassata, andavano ancora in giro con indumenti leggeri e infradito ai piedi.

Chiesi aiuto di nuovo tramite i medesimi social e la solidarietà è di nuovo scattata: scarpe, pantaloni, maglioni, accappatoi, asciugamani, coperte, cassette di frutta e tanto altro è arrivato nella casa dei ragazzi.

In tutto questo, un ruolo importante lo hanno svolto gli amici “FOCOLARINI” del Medio Campidano, i quali sono stati i primi ad attivarsi nel portare aiuto ai ragazzi.

Come non bisogna dimenticare l’aiuto dell’associazione “TOGETHER” di San Gavino Monreale la quale, oltre ad aver contribuito alla raccolta di vestiario e quant’altro, ha organizzato una partita di calcio in notturna fra i ragazzi di colore e i ragazzi del paese (tra i quali ha giocato anche qualche amministratore locale – per la cronaca, l’incontro è terminato 6 a 1 per i ragazzi di colore).

Chiara Lubich diceva: “…l’apertura verso l’altro favorisce la conoscenza e la fiducia …” Io, nel mio piccolo, non ho fatto nulla di eccezionale, ho solo cercato di mettere in pratica quel senso di vita cristiana.

P M