“Open Your Borders” calcio con i migranti, vince l’accoglienza

Durante le vacanze natalizie i Giovani per un Mondo Unito di Sassari, forti del motto “Open Your Borders” (nome del progetto lanciato dai Giovani a livello mondiale) si sono recati presso la Casa di Accoglienza per richiedenti asilo situata a Porto Torres per passar un pomeriggio con i ragazzi ospiti della struttura e offrire la merenda mentre si dialogava sulle esperienze di vita di ciascuno. Da questo momento di condivisione è nata l’idea di organizzare insieme una partita di calcio considerando che lo sport è un veicolo di socializzazione e integrazione. Per l’organizzazione dell’evento i Giovani hanno collaborato con la Federazione Italiana Giuoco Calcio che ha sostenuto l’iniziativa e con l’associazione sportiva Turritana che ha concesso l’uso del campo sportivo comunale. Dopo la mattinata all’insegna dello sport, alcuni Giovani hanno passato il pomeriggio con i ragazzi della Casa di Accoglienza condividendo il pranzo etnico offerto da loro, proprio come dei fratelli che fanno parte di un’unica famiglia in cui si respira un atmosfera…di Mondo Unito!!!

Di seguito vengono riportate alcune esperienze dei Giovani rilasciate a fine giornata:


  • Oggi mi sono sentita africana con gli africani e più sorella fra i sardi! E’ stato bello! (Michela)
  • E’ stato un evento, una semplice partita, una festa, un momento di riflessione, un aprire i propri confini culturali e relazionali che grazie alla collaborazione di tutti ha fatto sì che tutti i presenti, ma soprattutto i ragazzi del centro, potessero divertirsi ed emozionarsi seguendo semplicemente una palla…Grazie a tutti!! (Alberto)
  • Che dire, era tanto tempo che non vivevo un’esperienza eccezionale come questa, sarò nostalgica…ma lo spirito e l’unità che c’era tra di noi in questa giornata era da anni che non lo vivevo!! Grazie a tutti!! (Pulletta)
  • La grinta e la felicità di tutti i presenti era veramente esplosiva! Grazie a chi ha cucinato, a chi ha donato abbigliamento per la partita, a chi ci ha creduto, a chi ha allestito i tavoli per la merenda, a chi si è sforzato di parlare lingue straniere, a chi non si è lasciato sfuggire nessun prossimo da amare, a chi ha sudato e faticato, a chi ha organizzato le squadre, a chi ha fatto il tifo, a chi ha fatto da autista e a chi a distanza era lì col cuore. (Anna Chiara)
  • Una partita fraterna, i volti dei ragazzi erano radiosi. (Francesca)
  • E’ stata una cosa semplice ma vissuta con “stile”. In fondo giocare a pallone insieme ci ha aiutati a capire che nonostante le distanze, la cultura, siamo tutti molto più fratelli di quanto ci faccia credere la televisione. (Daniele)
  • Quello che mi rimane nel cuore della giornata di oggi è soprattutto quanto basti poco per creare delle occasioni! Si è parlato tanto di questi ragazzi in città e di quanto la questione fosse “difficile” in una situazione di crisi come quella di Porto Torres. Invece basta andarli a conoscere per capire che davvero non serve nemmeno sapere la stessa lingua per sentirsi parte dello stesso mondo! Penso che questa sia stata un’altra occasione, oltre ai soliti incontri scolastici, anche per la città per vedere quanto davvero siamo tutti uguali! Penso che la parola chiave di oggi sia stata “semplicità”. Io non ero nell’organizzazione quindi non ho vissuto tutte le difficoltà che comporta ma nel trovarmi lì sentivo che bastava un sorriso e qualche parola in inglese spicciolo! I ragazzi mi sono sembrati davvero contenti, speriamo che si continui in questa direzione! (Letizia)
  • Integrazione, gioco, cultura, divertimento, fratellanza. Ho osservato i ragazzi da quando siamo passati a prenderli sino a quando sono stati accompagnati nel loro centro. Ho parlato con loro e, nonostante vivano una situazione difficile, ho visto la felicità nei loro occhi in questa giornata speciale. Alcuni non avevano le scarpette da calcio o i pantaloncini, ma soprattutto ad alcuni mancavano le scarpe per poter camminare tutti i giorni… avevano le ciabatte e comunque erano lì, tutti uniti a divertirsi… fratelli… invece quanti conoscenti sprecano e pensano a chi ha il vestito più bello o l’auto più costosa. Materialisti figli di questa società che sta perdendo i valori. Ma noi, con tanto amore, continuiamo per la nostra strada, certi che comunque ciò che facciamo è positivo e fa bene a noi e al prossimo. (Pietro)
  • Io per esempio non ho giocato ma ero lì a guardare, a fare il tifo, a offrire un po di torta, niente di speciale in apparenza, ma nella sua semplicità sento che la mattinata ha lasciato il segno. (Paola A.)