Focolari in Sardegna

Chiara Lubich ha portato l’Ideale dell’Unità in Sardegna nel 1949, inizialmente a Sassari e Sanluri. Nel Maggio di quell’anno, al suo rientro a Roma scriveva: “L’Ideale che vi abbiamo annunciato (…) unirà tutti i vostri cuori e voi, proprio voi sardi, darete al mondo un esempio d’amore fraterno, di sostegno vicendevole, di comunità cristiana”. Da allora sono tante le persone che, intorno ai tre focolari – piccole comunità di laici consacrati – di Cagliari e Sassari, ritrovandosi in comunità locali sparse in tutta l’Isola, aderiscono alla spiritualità dell’Unità e animano le diverse iniziative a livello locale e regionale.

Sono maturate numerose vocazioni al “focolare” e diversi sardi (anche alcune famiglie) hanno dedicato la loro vita al Movimento in Europa, Russia, Africa, Oriente, America.

Dal 1968 ogni anno, anche nell’Isola, si ripete la Mariapoli (Città di Maria), un’esperienza di vita comune di alcuni giorni che coinvolge persone di ogni età e provenienza per comporre un bozzetto di società rinnovata dall’amore evangelico.

In questi 60 anni il messaggio del Movimento si è diffuso in Sardegna attraverso attività ad ampio raggio, nelle famiglie, in ambito sociale, ecclesiale e giovanile.

Tra le numerose azioni sociali, hanno avuto particolare eco in Sardegna quelle in campo economico, all’interno del progetto mondiale per un’Economia di Comunione, con la nascita di piccole imprese, la collaborazione e il rapporto fra imprenditori e dipendenti per una migliore gestione; la presenza nella cooperazione sociale, per rispondere alla esigenza di lavoro dei soggetti più vulnerabili; in campo sociale, soprattutto nel mondo della disabilità con iniziative di auto, mutuo – aiuto e la promozione di politiche di sostegno all’interno delle famiglie; in politica, attraverso il servizio nelle amministrazioni, il dialogo fra eletti e cittadini, la formazione dei giovani alla cittadinanza attiva ed alla partecipazione; in campo educativo, nei progetti per la legalità e il pro-sociale ecc.

In tutti gli ambiti il Movimento vuole portare fermenti per una “cultura del dare”, per la reciprocità e il co-interesse, in vista della fraternità universale.